Il nostro progetto “Le radici delle donne sono le stelle” si rivolge alle donne che hanno subito violenza di genere, ma che significa questo termine che sembra un po’ generico? Specifichiamo meglio per comprendere che non riguarda certo una minoranza purtroppo..

La violenza di genere è la violenza contro le donne. Che non è da intendersi solo come violenza sessuale, infatti la “Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne” approvata dall’ONU nel 1993, descrive la violenza contro le donne come:

«Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata.»

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. E il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici: vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studio.

Si definisce violenza domestica quindi quella esercitata soprattutto nell’ambito familiare o nella cerchia di conoscenti, attraverso minacce, maltrattamenti fisici e psicologici, atti persecutorio stalking o abusi, tra cui abusi di potere, coercizioni, esclusione.

Le donne sono esposte nei luoghi pubblici e sul posto di lavoro a molestie, abusi sessuali. In molti paesi le ragazze giovani sono vittime di matrimoni coatti o riparatori e/o costrette alla schiavitù sessuale.

Le ricerche compiute negli ultimi dieci anni dimostrano che la violenza contro le donne è endemica[, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali o culturali, e a tutti i ceti economici.

In Italia i dati sono questi: le donne tra i 16 e i 70 anni che dichiarano di essere state vittime di violenza, fisica o sessuale, almeno una volta nella vita sono 6 milioni e 743 000, cioè il 31,9% della popolazione femminile; considerando il solo stupro, la percentuale è del 4,8% (oltre un milione di donne). Il 93% delle donne che afferma di aver subito violenze dal coniuge ha dichiarato di non aver denunciato i fatti all’Autorità; la percentuale sale al 96% se l’autore della violenza non è il partner. (Fonte Wikipedia)

Chi di noi può dire in coscienza che non ha mai subito di violenza di genere? In famiglia, al lavoro, per strada, nel parco, in spiaggia, nei concerti, al bar e nelle relazioni intime?

La violenza infatti è anche un modello sociale che spesso viene premiato e riprodotto a tutti livelli. La questione centrale in questo macro tema della violenza è che la differenza la fa la coscienza di quello che abbiamo vissuto, ossia: con che nome l’abbiamo chiamata o la stiamo chiamando, o in che modo la stiamo occultando, agli altri e ovviamente anche a noi stesse. Per mille ragioni ammettere di essere (o essere state) “vittime” non è semplice e preferiamo stare nella maschera e spostare il nostro centro di attenzione, fino a volte ad immedesimarci completamente con il nostro “carnefice”. Trovare mille giustificazioni al nostro stato, mantenerci nella compiacenza, nel limitare il danno, invece di occuparci di come produrre il vero cambiamento in noi e della nostra situazione, è più semplice.

La maggior parte delle volte le violenze vengono “dimenticate” o “congelate” nella nostra anima-coscienza, mentre il corpo se ne fa carico e accumula dei misteriosi fastidi, veri e propri fardelli di cui non riusciamo a venirne a capo, né mai a guarire del tutto. Abbiamo dimenticato perché eravamo troppo piccole, o troppo sole, o chi ci doveva proteggere non ci ha protetto e la nostra mente (cuore) non poteva ammettere né comprendere quello che stava succedendo. Spesso i nostri sentimenti lì si sono confusi per sempre e non riusciamo a distinguere ciò che realmente vogliamo da ciò che non vogliamo.

Tutto questo mondo sommerso alla coscienza può emergere improvvisamente, di fronte a una crisi di lavoro, una crisi relazionale o di salute. Può deflagrare all’improvviso come una bomba che non lascia scampo e possiamo romperci in mille pezzi. Allora meglio camminare verso la coscienza, che ci porterà anche la forza e le risorse necessarie per andare oltre quel vuoto e quella cicatrice.

Questo progetto è una di quelle risorse. E non era scontato che potesse mai vedere la luce, eppure sì, altre donne lo hanno ascoltato, compreso e sostenuto e ora è uno strumento che puoi fare tuo e diventare una “attrice del cambiamento” per riprendere una definizione delle donne indigene del Guatemala ed essere libera.

Ps: L’elenco delle conseguenze della violenza di genere è meno scontato di quello che si pensa…

Nell’ambito del World report on violence and health  l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), esaminando esclusivamente la violenza da parte del partner, ha pubblicato il seguente elenco di possibili conseguenze sulla salute delle donne.

Fisiche

Sessuali e riproduttive

Psicologiche e comportamentali

Conseguenze mortali

  • Lesioni addominali

  • Lividi e frustate

  • Sindromi da dolore cronico

  • Disabilità

  • Fibromialgie

  • Fratture

  • Disturbi gastrointestinali

  • Sindrome dell’intestino irritabile

  • Lacerazioni e abrasioni

  • Danni oculari

  • Funzione fisica ridotta

  • Disturbi ginecologici

  • Sterilità

  • Malattia infiammatoria pelvica

  • Complicazioni della gravidanza/aborto spontaneo

  • Disfunzioni sessuali

  • Malattie a trasmissione sessuale, compreso HIV/AIDS

  • Aborto in condizioni di rischio

  • Gravidanze indesiderate

  • Abuso di alcool e droghe

  • Depressione e ansia

  • Disturbi dell’alimentazione e del sonno

  • Sensi di vergogna e di colpa

  • Fobie e attacchi di panico

  • Inattività fisica

  • Scarsa autostima

  • Disturbo da stress post-traumatico

  • Disturbi psicosomatici

  • Fumo

  • Comportamento suicida e autolesionista

  • Comportamenti sessuali a rischio

Mortalità legata all’AIDS

  • Mortalità materna

  • Omicidio

  • Suicidio